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ABBI CURA DI TE Tecnica Di Distensione Immaginativa


Perché la tecnica a focalizzazione corporea è utile agli sportivi?

La Distensione Immaginativa è la specifica tecnica di rilassamento in ambito psicosomatico studiata e strutturata da Piero Parietti, medico psichiatra molto noto, che ho avuto il piacere di avere come professore in scuola di specializzazione.

La distensione immaginativa è utilizzabile in molti contesti e quello di cui parleremo oggi è nello specifico a favore degli atleti e degli allenatori per regolare le emozioni e focalizzare meglio il proprio compito.

La tecnica da cui si parte viene detta Distensione Immaginativa AGITA, perché è un’esperienza semplice di azione di contrazione e distensione di tutti i segmenti corporei.

Un modo apparente semplice ma profondo per lavorare sul “sentire” e sulla “rappresentazione corporea”; una tecnica molto interessante nel periodo adolescenziale, dove il corpo cambia forma ed è meno riconoscibile nella mente.

Tale tecnica aiuta il soggetto a distendere la muscolatura corporea e i ragazzi a riconoscere le tensioni che si presentano in allenamento e in gara, inoltre traccia e definisce i confini corporei, tanto utili per contenere l’ansia da prestazione, ma ancor di più per lo sviluppo di una identità sana.

Molto spesso a chiusura della tecnica con ragazzi giovani, le verbalizzazioni che si presentano, sono di questo tipo:

“ho sentito le mani, come se fossero molto grandi, i piedi si sono lasciati andare, mi sono sentito intero e mi ha procurato molto piacere… ho sentito di essere bloccato e che a mia apparente immobilità nasconde un movimento frenetico dentro di me etc….”.

Molto spesso gli atleti sono perennemente in performance e quando chiedi a loro di sentire la differenza ti rendi conto che stai stimolando un’esperienza a cui non sono assolutamente abituati.

Ci sono molti rischi a stare in uno stato di iper -attivazione costante e ce lo ricorda bene la Teoria Polivagale di Porges e tanti altri autori.

La fatica che si fa’ a stare sempre in allerta come se ci fosse un pericolo ad attenderci modifica il picco di cortisolo ma a lungo andare il meccanismo non funziona piu’ e andiamo in una condizione di disagio e malessere psicofisico. Ma prima di parlare di questo ormone vediamo il ciclo dello stress come funziona.


Lo stress tuttavia non è necessariamente un male; c’è infatti uno stress buono, chiamato EUSTRESS, che consente al nostro organismo di far fronte a piccole e grandi emergenze, dandoci una forza e una resistenza inaspettate come accade prima di una buona performance.

Ma se la situazione di stress si protrae troppo a lungo nel tempo e non è seguita da una fase di rilassamento, si ripercuote in una serie di ricadute dannose per l’organismo.

Si parla allora di stress cattivo o DISTRESS.

Il cortisolo è un ormone prodotto dal surrene su impulso del cervello, è l’ormone simbolo dello stress: nei momenti di maggior tensione determina l’aumento di glicemia e grassi nel sangue, mettendo a disposizione l’energia di cui il corpo a bisogno.


Insieme al cortisolo vengono poi liberate adrenalina e noradrenalina (catecolamine); la combinazione di questi tre elementi aumenta la pressione sanguigna per migliorare le prestazioni fisiche e la prontezza.


Lo stress è una condizione ciclica, il cui corso si può dividere in tre fasi:

· allerta: l’organismo appronta le risorse necessarie ad affrontare la situazione stressante;


· resistenza: periodo in cui si prolunga lo stress. L’organismo raziona in maniera efficiente le risorse a disposizione, rilasciando l’energia accumulata sotto forma di grasso grazie all’azione del cortisolo, un ormone prodotto dal surrene su impulso del cervello, che in questa fase rimane a livelli costantemente alti. Ciò causa quindi una perdita di peso. A mano a mano che le risorse si esauriscono però, si prospetta una condizione di stress cronico;


· esaurimento: le ghiandole surrenali non riescono più a secernere la quantità richiesta di cortisolo, il cui livello si abbassa fino appunto all’esaurimento. È un fatto naturale che si verifica quando la situazione di stress diventa insopportabile, cui segue uno stato di malessere fisico e psichico.


Per questo motivo garantire agli atleti degli spazi di defaticamento e di rilassamento permette a loro di recuperare tutte le sostanze necessarie per ripartire in perfomance.

Attenzione però che numerosi studi mettono in evidenza che gli infortuni possono essere legati ai livelli di stress nello sport, in particolare quando si tratta di adolescenti.

Non possiamo mai pensare che ciò che succede nella mente sia separato dal corpo e neanche di essere scollegati dalla realtà Pandemica che ci circonda e quindi attenzione, soprattutto in questo periodo dove i livelli di vigilanza al pericolo nel mondo sono molto alti, i rischi di non praticare una decompressione adeguata sono molto alti.


Quindi OCCHIO A VOI e ai vostri giovani atleti!



Sul sito www.lascatolapsy.org a breve un’esperienza di distensione che potrà essere molto utile per i momenti di recupero.

E’ preferibile utilizzare lo strumento all’interno di un percorso terapeutico ai fini della sua efficacia e di un uso corretto della tecnica, per questo motivo verrà rilasciato solo agli atleti e agli allenatori che hanno seguito i percorsi all’interno del progetto.


Dott.ssa Fabiola De Paoli

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